L’appello congiunto Madrid-Roma-Parigi c’è, ma non si scrive
L’appello congiunto Madrid-Roma-Parigi per lo scudo anti spread c’è, ma non si scrive. Nel pomeriggio, nel giro di un’ora dalla diffusione della notizia, è stata smentita l’esistenza di un appello congiunto dei governi di Spagna, Francia e Italia affinché venga reso operativo lo scudo anti spread approvato al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno. Da Palazzo Chigi l’indiscrezione è stata accolta “con stupore”, e così il governo di Madrid ha chiarito sul suo sito che non esiste nessuna nota coordinata indirizzata alle autorità comunitarie.

Il think tank di George Soros scatta una fotografia desolante dello stallo europeo. “Crediamo che al momento, nel luglio 2012, l’Europa stia camminando come un sonnambulo nella direzione di un disastro di proporzioni incalcolabili”. Così si apre un manifesto appena pubblicato dall’Inet (Institute for New Economic Thinking) del finanziere e filantropo Soros. Tra i firmatari del manifesto – che chiede un ruolo più attivo dei Fondi salva stati e della Banca centrale europea, anche a sostegno dei debiti sovrani degli stati membri – ci sono l’economista italiana Lucrezia Reichlin, oltre ai tedeschi Peter Bofinger, Lars Feld (attuali membri del consiglio dei 5 saggi di Angela Merkel), Beatrice Weder di Mauro (membro del consiglio sino al febbraio scorso) e Dennis Snower (Kiel Institute for World Economy).
Lady Spread furoreggia. Ora nessuno se la sente di escludere il bailout della Spagna. Venerdì nero, lunedì nero e ieri anche martedì nero sui mercati. Si rafforza infatti la sfiducia nell’euro da parte degli investitori e per questo i titoli sovrani di Italia e Spagna ieri hanno registrato un’altra seduta di passione. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi ha toccato i massimi da metà gennaio, arrivando a 537 punti, con un rendimento del decennale che è arrivato fino alla soglia del 6,6 per cento. Male anche i titoli spagnoli con un differenziale di 638 punti con i titoli tedeschi e rendimenti che sono schizzati fino alla soglia dell’8 per cento. Si avvicina un salvataggio completo di Madrid? L’Eurozona è pronta ad aiutare la Spagna se i costi del rifinanziamento del debito continuano a salire, ha detto Luc Frieden, ministro delle Finanze del Lussemburgo.
Listini depressi, euro pure. Piazza Affari ha perso il 2,71 per cento, ma ancora peggio ha fatto Madrid (meno 3,5 per cento). Sul mercato dei cambi, euro in ribasso contro il dollaro (a 1,2081).
L’appello congiunto Madrid-Roma-Parigi per lo scudo anti spread c’è, ma non si scrive. Nel pomeriggio, nel giro di un’ora dalla diffusione della notizia, è stata smentita l’esistenza di un appello congiunto dei governi di Spagna, Francia e Italia affinché venga reso operativo lo scudo anti spread approvato al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno. Da Palazzo Chigi l’indiscrezione è stata accolta “con stupore”, e così il governo di Madrid ha chiarito sul suo sito che non esiste nessuna nota coordinata indirizzata alle autorità comunitarie, ma solo un appello congiunto realizzato ieri mattina in occasione del Consiglio affari generali a Bruxelles dai ministri degli Affari europei. L’appello, hanno precisato fonti governative di Parigi all’Ansa, riguarderebbe però le misure per la crescita. Due giorni fa, in ogni caso, era stato lo stesso premier italiano, Mario Monti, a dichiarare che le turbolenze sui mercati non sono attribuibili a specificità italiane ma alle indecisioni delle cancellerie Ue sullo scudo anti spread.
Anche la Catalogna chiederà l’aiuto di Madrid. Lo ha reso noto ieri pomeriggio il responsabile dell’Economia del governo catalano, Andreu Mas-Colell, alla Bbc. La smentita arrivata successivamente dal Dipartimento economico della Generalitat de Catalunya è stata solo parziale. Il pil della regione vale circa un quinto dell’intera economia nazionale.
“La Germania potrebbe perdere la sua tripla A”. E’ questo il titolo di apertura del Monde oggi in edicola, dopo la notizia dell’outlook negativo assegnato da Moody’s a Berlino e i successivi scossoni sui mercati. Certo è che prosegue a luglio il rallentamento dell’industria teutonica: questo mese l’indice Markit che misura l’attività manifatturiera è sceso per la terza volta consecutiva a 43,3 punti (meno 1,7), raggiungendo il valore più basso da tre anni. Stabile a 46,4, ma pur sempre sotto la soglia di crescita (50), anche l’indice Pmi composito della produzione nella zona euro.
Patrimoniale o prestito forzoso? Fonti ministeriali alludono a discussioni preliminari su una manovra straordinaria per abbattere il debito. Smentite da Palazzo Chigi, dove si sottolinea l’impegno a ridurre le uscite per evitare anche l’aumento dell’Iva.
Lady Spread furoreggia. Ora nessuno se la sente di escludere il bailout della Spagna. Venerdì nero, lunedì nero e ieri anche martedì nero sui mercati. Si rafforza infatti la sfiducia nell’euro da parte degli investitori e per questo i titoli sovrani di Italia e Spagna ieri hanno registrato un’altra seduta di passione. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi ha toccato i massimi da metà gennaio, arrivando a 537 punti, con un rendimento del decennale che è arrivato fino alla soglia del 6,6 per cento. Male anche i titoli spagnoli con un differenziale di 638 punti con i titoli tedeschi e rendimenti che sono schizzati fino alla soglia dell’8 per cento. Si avvicina un salvataggio completo di Madrid? L’Eurozona è pronta ad aiutare la Spagna se i costi del rifinanziamento del debito continuano a salire, ha detto Luc Frieden, ministro delle Finanze del Lussemburgo.
Listini depressi, euro pure. Piazza Affari ha perso il 2,71 per cento, ma ancora peggio ha fatto Madrid (meno 3,5 per cento). Sul mercato dei cambi, euro in ribasso contro il dollaro (a 1,2081).
L’appello congiunto Madrid-Roma-Parigi per lo scudo anti spread c’è, ma non si scrive. Nel pomeriggio, nel giro di un’ora dalla diffusione della notizia, è stata smentita l’esistenza di un appello congiunto dei governi di Spagna, Francia e Italia affinché venga reso operativo lo scudo anti spread approvato al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno. Da Palazzo Chigi l’indiscrezione è stata accolta “con stupore”, e così il governo di Madrid ha chiarito sul suo sito che non esiste nessuna nota coordinata indirizzata alle autorità comunitarie, ma solo un appello congiunto realizzato ieri mattina in occasione del Consiglio affari generali a Bruxelles dai ministri degli Affari europei. L’appello, hanno precisato fonti governative di Parigi all’Ansa, riguarderebbe però le misure per la crescita. Due giorni fa, in ogni caso, era stato lo stesso premier italiano, Mario Monti, a dichiarare che le turbolenze sui mercati non sono attribuibili a specificità italiane ma alle indecisioni delle cancellerie Ue sullo scudo anti spread.
Anche la Catalogna chiederà l’aiuto di Madrid. Lo ha reso noto ieri pomeriggio il responsabile dell’Economia del governo catalano, Andreu Mas-Colell, alla Bbc. La smentita arrivata successivamente dal Dipartimento economico della Generalitat de Catalunya è stata solo parziale. Il pil della regione vale circa un quinto dell’intera economia nazionale.
“La Germania potrebbe perdere la sua tripla A”. E’ questo il titolo di apertura del Monde oggi in edicola, dopo la notizia dell’outlook negativo assegnato da Moody’s a Berlino e i successivi scossoni sui mercati. Certo è che prosegue a luglio il rallentamento dell’industria teutonica: questo mese l’indice Markit che misura l’attività manifatturiera è sceso per la terza volta consecutiva a 43,3 punti (meno 1,7), raggiungendo il valore più basso da tre anni. Stabile a 46,4, ma pur sempre sotto la soglia di crescita (50), anche l’indice Pmi composito della produzione nella zona euro.
Patrimoniale o prestito forzoso? Fonti ministeriali alludono a discussioni preliminari su una manovra straordinaria per abbattere il debito. Smentite da Palazzo Chigi, dove si sottolinea l’impegno a ridurre le uscite per evitare anche l’aumento dell’Iva.
Nel grafico: Avanzo della bilancia commerciale tedesca (in mld di euro). L’UNIONE DEI “TRASFERIMENTI” C’E’ GIA’, MA VERSO BERLINO. Nel grafico l’andamento della bilancia commerciale tedesca (differenza tra valore delle esportazioni e delle importazioni) dal 1990 a oggi. L’impossibilità per tutti i paesi di svalutare la propria moneta e il cambio dell’euro sottovalutato rispetto a quello implicito del marco tedesco hanno contribuito all’impennata dell’export teutonico verso Eurozona e resto del mondo.